Sono a dieta.
Non una dietina salutare fai-da-te postfestiva, sono a dieta per motivi, diciamo strutturali. Prima o poi arriva il momento in cui una si ritrova col metabolismo cambiato, la vita sedentaria che infierisce, e adesso devo perdere sei chili prima che sia troppo tardi. Come se non bastasse ci si è messo pure il reflusso gastroesofageo. Niente di che, ma la mia dottoressa ha detto che quando arriva non se ne va più – tra parentesi ce l’ha pure lei – e perdere 5 kg aiuterebbe molto. Così è arrivato il momento delle restrizioni. Seriamente. Sono andata dalla dietologa che mi ha prescritto le analisi e dato le indicazioni nutrizionali con le grammature.
Ho un rapporto equilibrato col cibo, mangio alimenti puliti seguendo uno schema di grossolana dissociazione che prevede carboidrati e verdure a pranzo e proteine e verdure a cena. A casa mia non entra trash food di nessun genere, però sto a tavola volentieri, il mio pane è una tentazione a cui non so resistere, mi piace pasteggiare col vino, il cioccolatino insieme al caffè, e dei bei dolci da credenza ipercalorici la mattina a colazione. Ecco, la colazione è il pasto se vogliamo più difficile, non ho una schema fisso tranne la mia dose di orzo (dopo che ho abolito il caffè – io!! – perchè ormai non c’era più verso di digerirlo), e la certezza che il mio stomaco e il mio palato devono essere soddisfatti e gratificati per iniziare bene la giornata. Quando ho descritto questa situazione semianarchica, specificando che qualche giorno prima avevo mangiato assieme all’orzo una banana, albicocche secche e mandorle, il dialogo è stato il seguente:
- Quante mandorle?
- Beh, non so, una decina, più o meno.
- Dieci mandorle?! Ma sono caloricissime, assolutamente non più di tre. Può fare lo spuntino con tre mandorle.
- Tre mandorle?! Ma bastano appena a farmi venire la voglia! Non se parla, uno spuntino con tre mandorle è crudeltà mentale, preferisco farlo con la frutta fresca, è meglio.
Quello delle mandorle è un tasto dolente, perchè ne vado matta, come vado matta per tutti i dolci di cui sono la base (tranne la pasta di mandorle perchè è troppo dolce) a cominciare dai confetti e dal torrone. Tutte cose che a dieta è bene non mangiare, e non solo per le mandorle. La dietologa dal canto suo ha dato prova di non comprendere la normale dinamica che presiede la golosità. Mi ha concesso però un giorno franco a settimana in cui posso liberamente godere di mandorle, vino, crostate, cacio e pepe, amatriciane, cioccolata, ecc.
La dieta non è niente di trascendentale, mangio esattamente come prima, solo devo rispettare le grammature e fare delle scelte. Preferisco essere drastica e seguo la filosofia del meglio niente che poco, gratificandomi realisticamente con quello che posso mangiare. Ho deciso mia sponte di bere il vino solo quando vado fuori. A colazione per esempio posso mangiare 40 gr di apple cake, oppure 40 gr di pane con un velo di marmellata o miele. La dietologa in prima battuta mi aveva proposto le fette biscottate, per le quali nutro profonda avversione, così ho optato per il pane perchè il cake pesa e la soddisfazione arriva non prima degli 80 gr. Con il pane invece, sopratutto se è di qualche giorno e ha perso umidità, a un paio di fette ci arrivo. Non c’è storia.
Il segreto comunque non è nel cibo, perchè va bene mangiare meno e meglio, ma alla fine bisogna consumare più calorie di quelle che si assumono, cioè muoversi, muoversi, muoversi. E’ sufficiente camminare, così insieme alla dieta mi è stata prescritta una camminata di buon passo almeno mezz’ora al giorno. Per un calo ponderale lento e graduale.