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e se non fosse così?

6 ottobre 2007

Il riscaldamento del pianeta è un dato oggettivo e incontrovertibile. Quello che tutti, a livello internazionale – media, governi, istituzioni scientifiche – divulgano concordi  è che il fenomeno è provocato dall’inquinamento umano secondo lo schema inquinamento/gas-serra/aumento delle temperature. Tale rapporto di causa/effetto viene presentato come l’unica spiegazione dei cambiamenti climatici in atto. Ora le cose potrebbero essere così, ma potrebbero anche non esserlo, perchè non siamo in grado di fornire una spiegazione certa, ma solo delle ipotesi. Una parte del mondo scientifico propone una diversa spiegazione, negando il rapporto di causa/effetto tra l’inquinamento e il riscaldamento globale.

Il Prof Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università  Federico II di Napoli, contesta con forza la spiegazione comunemente accettata. Vi propongo alcuni stralci, a mio avviso assai significativi, di questo suo intervento

“Cambiamenti climatici anche più intensi dell’attuale si sono verificati su scala millenaria, naturalmente e senza l’inquinamento atmosferico antropogenico. La durata dei periodi caldi degli ultimi millenni è stata di circa 150-200 anni. Questi ultimi sono correlabili con le variazioni di attività solare su scala multisecolare. L’attuale periodo di cambiamento climatico si sta instaurando secondo la naturale ciclicità millenaria e si sta sovrapponendo ad un crescente inquinamento antropogenico dell’atmosfera…In base ai dati climatici strumentali che coprono gli ultimi 150 anni di storia, senza conoscere la storia del clima e dell’ambiente nelle ultime migliaia di anni, i ricercatori raggruppati nell’IPCC, sono giunti alla conclusione che molto probabilmente il cambiamento climatico attuale è provocato dall’inquinamento antropogenico dell’atmosfera. Tale versione, autoreferenziata e non scaturita e validata da un confronto scientifico internazionale multidisciplinare, è stata ampiamente lanciata nei mass media con una vera e propria campagna pubblicitaria promozionale che ha imposto una versione monocromatica della causa del cambiamento climatico-ambientale…Dal punto di vista commerciale, le conclusioni dell’IPCC, per i paesi ricchi, aprono la strada ad un neocolonialismo sfrenato e all’ulteriore degrado socio-economico ed ambientale globale delle aree povere. Va detto chiaramente che grazie alla efficace e interessata sponsorizzazione, i risultati dell’IPCC, scientificamente banali, si sono trasformati, per legge e non per meriti scientifici, in verità scientifica…L’Europa finora si è accodata acriticamente e passivamente alla politica neocoloniale imposta dagli sponsor dell’IPCC. L’Europa corre il rischio di applicare misure neocoloniali anche tra i suoi paesi membri in seguito ad una acritica promozione e facilitazione della produzione di biomassa che andrà a scapito delle qualificate produzioni agricole mediterranee. (i grassetti sono miei)

C’è di che riflettere. Considerando valida questa ipotesi, dobbiamo aspettarci il peggio, cioè un  ulteriore depauperamento del nostro patrimonio ortofrutticolo tradizionale, con il parallelo incremento delle produzioni agricole industriali e la corsa al rialzo dei prezzi delle materie prime del settore a livello mondiale. Il mio pessimismo, legittimato in larga parte da motivi anagrafici, è rafforzato dal constatare con quanta potenza agisca il pensiero unico.

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