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tre mandorle

5 febbraio 2008

Sono a dieta.

Non una dietina salutare fai-da-te postfestiva,  sono a dieta per motivi, diciamo strutturali. Prima o poi arriva il momento in cui una si ritrova col metabolismo cambiato, la vita sedentaria che infierisce, e adesso devo perdere sei chili prima che sia troppo tardi. Come se non bastasse ci si è messo pure il reflusso gastroesofageo. Niente di che, ma la mia dottoressa ha detto che quando arriva non se ne va più – tra parentesi ce l’ha pure lei – e perdere 5 kg aiuterebbe molto. Così è arrivato il momento delle restrizioni. Seriamente. Sono andata dalla dietologa che mi ha prescritto le analisi e dato le indicazioni nutrizionali con le grammature.

Ho un rapporto equilibrato col cibo, mangio alimenti puliti seguendo uno schema di grossolana dissociazione che prevede carboidrati e verdure a pranzo e proteine e verdure a cena. A casa mia non entra trash food di nessun genere, però sto a tavola volentieri, il mio pane è una tentazione a cui non so resistere, mi piace pasteggiare col vino, il cioccolatino insieme al caffè, e dei bei dolci da credenza ipercalorici la mattina a colazione. Ecco, la colazione è il pasto se vogliamo più difficile, non ho una schema fisso tranne la mia dose di orzo (dopo che ho abolito il caffè – io!! – perchè ormai non c’era più verso di digerirlo), e la certezza che il mio stomaco e il mio palato devono essere soddisfatti e gratificati per iniziare bene la giornata. Quando ho descritto questa situazione semianarchica, specificando che qualche giorno prima avevo mangiato assieme all’orzo una banana, albicocche secche e mandorle, il dialogo è stato il seguente:

– Quante mandorle?
– Beh, non so, una decina, più o meno.
– Dieci mandorle?! Ma sono caloricissime, assolutamente non più di tre. Può fare lo spuntino con tre mandorle.
– Tre mandorle?! Ma bastano appena a farmi venire la voglia! Non se parla, uno spuntino con tre mandorle è crudeltà mentale, preferisco farlo con la frutta fresca, è meglio.

Quello delle mandorle è un tasto dolente, perchè ne vado matta, come vado matta per tutti i dolci di cui sono la base (tranne la pasta di mandorle perchè è troppo dolce) a cominciare dai confetti e dal torrone. Tutte cose che a dieta è bene non mangiare, e non solo per le mandorle. La dietologa dal canto suo ha dato prova di non comprendere la normale dinamica che presiede la golosità. Mi ha concesso però un giorno franco a settimana in cui posso liberamente godere di mandorle, vino, crostate, cacio e pepe, amatriciane, cioccolata, ecc.

La dieta non è niente di trascendentale, mangio esattamente come prima, solo devo rispettare le grammature e fare delle scelte. Preferisco essere drastica e seguo la filosofia del meglio niente che poco, gratificandomi realisticamente  con quello che posso mangiare. Ho deciso mia sponte di bere il vino solo quando vado fuori. A colazione per esempio posso mangiare 40 gr di apple cake, oppure 40 gr di pane con un velo di marmellata o miele. La dietologa in prima battuta mi aveva proposto le fette biscottate, per le quali nutro profonda avversione, così ho optato  per il pane perchè il cake pesa e la soddisfazione arriva non prima degli 80 gr. Con il pane invece, sopratutto se è di qualche giorno e ha perso umidità, a un paio di fette ci arrivo. Non c’è storia.

Il segreto comunque non è nel cibo, perchè va bene mangiare meno e meglio, ma alla fine bisogna consumare più calorie di quelle che si assumono, cioè muoversi, muoversi, muoversi. E’ sufficiente camminare, così insieme alla dieta mi è stata prescritta una camminata di buon passo almeno mezz’ora al giorno. Per un calo ponderale lento e graduale.

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11 commenti leave one →
  1. 5 febbraio 2008 11:59 pm

    concordo in tutto.
    Io dalla dietologa ci vado ancora, perché purtroppo sono a rishio ricadute, comunque sembra poco ma una sana camminata a passo svelto senza fermarsi per min 1/2 fa miracoli (si vedono già dopo una settimana) almeno nel mio caso riattiva il metabolismo.
    E concordo anche sul non concedersi niente, pittosto che poco poco, ma come si fa? io invidio chi riesce ad appagarsi con una fettina ina ina di dolce! ma quando mai, io ne mangio tre e poi posso dichiararmi soddisfatta;
    stessa cosa per il cioccolato e le mandorle, megli proprio non pensarci;
    cmq, volevo farti il mio inboccaallupo, i primi 3-4 giorni sono i + difficili.

  2. 6 febbraio 2008 12:15 am

    sarà un anno che mi riprometto di mettermi a dieta; devo perdere qualcosina in più dei tuoi 6 chili, ma da sola non ce la posso fare. Tornerò anch’io dal dietologo, quello che mi aveva seguito si è trasferito ed è dura cambiare. Anche a me è il pane a darmi il tormento… e il cioccolato. Camminare, quello si, voglio cominciare al più presto

  3. 6 febbraio 2008 12:30 am

    Non deve essere facile, per niente.
    Mi sembra che, orzo a parte, io e te abbiamo lo stesso approccio all’alimentazione, lo sai descrivere molto bene.
    Il papà di Marco -mio marito, che chiamo scherzosamente my wise- ha avuto anni fa un infarto, fortunatamente preso per tempo.
    Sono state prese immediatamente alcune misure, tra cui un regime piuttosto ferreo di dieta e attività fisica. In più ha smesso di fumare, il che spesso porta ad aumentare il peso.
    Anche lui ha cambiato alimentazione e ha effettivamente perso non solo 6 Kg, ma 12 Kg. Con calma, in molti mesi. E non li ha più ripresi, si sente molto bene.
    Io invece per come è fatta la mia vita mi ritrovo a cambiare alimentazione molto spesso, ma non sempre è stato un bene.

    Spero che tu riesca a prendere il ritmo senza troppo patire.

  4. Jacopo permalink
    6 febbraio 2008 10:12 am

    Ciao Maretta, il reflusso (qui qualche notizia: http://www.reflusso.net/consumer/refl_cura_02.htm e qui http://italiasalute.leonardo.it/News.asp?ID=4673 e qui http://www.sardegnasalute.it/index.php?xsl=313&s=59741&v=2&c=4176) si cura eccome: in genere per attenuarlo, e di molto, basta una cura di due mesi a base di medicinali inibitori della pompa protonica (tipo il Pariet; ne consigliano anche altri nati più recentemente ma a me il Pariet in meno di mezz’ora mi fa passare tutto). Generalmente dipende dal malfunzionamento della valvola che si trova tra l’esofago e lo stomaco, mi sembra sia il cardias, che non “chiude” bene e gli acidi dello stomaco… risalgono (in forma grave possono anche danneggiare le corde vocali).

    A Claudia la dottoressa ha consigliato tre mandorle (rigorosamente con la pellicina, è lì che ci sono le sostanze più benefiche) o tre noci dopo cena: servono ad “oleare” l’organismo.

    PS: “…Mi ha concesso però un giorno franco a settimana in cui posso liberamente godere di mandorle, vino, crostate, cacio e pepe, amatriciane, cioccolata, ecc….” Se mi fai sapere il giorno ti faccio volentieri compagnia hahahahahaha.
    Hai letto dell’iniziativa, a Civitavecchia, di Fabrizio (Monolocale in Centro)?

    Ciao, Jacopo

  5. Jacopo permalink
    6 febbraio 2008 10:14 am

    Dimenticavo: il caffè (come il kiwi) favorisce la motilità intestinale quindi, soprattutto a stomaco vuoto, può creare “problemi” ad intestino e stomaco, facendone aumentare l’acidità.

  6. 6 febbraio 2008 2:30 pm

    Bedda matri, il reflusso gastroesofageo!

    Che brutta cosa. Ti assicuro che seguire rigidamente le regole del reflusso, già soltanto quello fa dimagrire.
    E vorrei vedere: niente vino e cioccolato, mai formaggi la sera. Mai formaggi + pomodori (= niente pizza, a meno che non ti mangi una 4 formaggi senza pomodoro – la mia preferita – ma ATTENZIONE: non la sera). Niente caffè, quindi niente zucchero nel caffè e niente biscotto, figurati il cioccolatino col caffè. E ancora: ridurre drasticamente i grassi. E per quanto mi riguarda, niente aglio e niente pepe nero. E tenersi lo stomaco vuoto aiuta parecchio. Star poco seduti o sdraiati aiuta parecchio. Il grosso del mio reflusso l’ho ridotto dimezzando la pasta ed eliminando il caffè.
    Mara, hai tutta la mia solidarietà e simpatia.
    Ah, dimenticavo. Il farmaco, quella pasticca che ha un nome che finisce in -prazolo, il maledetto. Fa venire una fame lupi.
    Tieni duro.

  7. 6 febbraio 2008 7:14 pm

    @Tutti
    Grazie di cuore per la solidarietà su tutti e due i fronti, sono tasti dolenti per molti. La cosa più difficile per me non è mantenere la dieta, ma camminare tutti i giorni, e prendere l’abitudine è fondamentale. Deve diventare un bisogno.
    Per quanto riguarda il reflusso, vedo che sono in ottima compagnia. Si trovano informazioni anche su http://www.airge.it , un sito molto ben fatto.

    @Jaio
    Si, ho visto. Ci si va insieme?

  8. 7 febbraio 2008 2:31 pm

    se ti capisco..uuuuuuuuh come ti capisco.anche io devo perdere un po’ di chili (6 almeno, 10 per stare bene bene..) ma non ho la forza…mi piace troppo mangiare e anche se anche io sono abbastanza attenta non riesco a rinunciare al cioccolatino ecc ecc…mi sembrava quasi che mi avessi letto nel pensiero…uff!
    L’unione fa la forza?! Mah…

  9. silvia permalink
    19 febbraio 2008 7:36 pm

    il 18 febbraio di 10 anni fa ho fumato l’ultima sigaretta. pesavo 60 kilogrammi. dopo una settimana ne pesavo 62e50. Angoscia. ho cominciato a camminare. per un’ora. tutti i giorni. anche se non ne potevo più camminavo.
    se non riuscivo durante il giorno, uscivo alla sera, alle 10 al1e 11. ero diventata la favola del vicinato. dopo un mese avevo perso i due chili e non sentivo la voglia di ricominciare a fumare. poi dalla camminata sono passata a una quasi corsa. camminavo 10′ e correvo 5. dopo un paio di mesi avevo perso altri 3 chili. E mangiavo golosamente di tutto. Allora mi sono comprata una bici leggera. modello quasi corsa. nel week oltre a camminare andavo in bici verso mete golose. ristoranti, pasticcerie…osterie…a non meno di 40 kilometri da casa.
    Dopo un paio di mesi i chili persi erano 10. Sono passati 10 anni. ho preso il vizio di muovermi. mangio praticamente tutto…(senza esageerare) e non ho preso neanche un chilo.
    Ps adesso ho 46 anni. In bocca al lupo…oppure corri…che il lupo ti prende…
    silvia

  10. 19 febbraio 2008 11:09 pm

    @Silvia
    Eh sì, conviene correre. Soprattutto se amiamo mangiare ;-)

  11. 26 febbraio 2008 2:33 am

    Cara Maruzzella. Ho appena sfornato il tuo pane integrale col sourdough, che ho dovuto imparare a fare apposta per la dieta che sto seguendo, la quale prevede l’uso di carboidrati solo a certe ristrettissime condizioni.
    Mi sento solidale. Ho appena perso 5 chili il mese scorso, e devo perderne altri 7: è dura. È dura cambiare abitudini. È dura dover affrontare il cibo (e per chi ama mangiare è durissima) con un approccio che non ha più niente di casuale e spontaneo. Mai più mangiare quello di cui si ha voglia, sempre mangiare quello che si può e si deve. Sempre pensare, programmare.
    Camminare, a Milano, non è facile né sano. E in bici ti stirano. Così ho comprato una cyclette, e mi sento derelitta e ridicola. Ma pedalo.
    Pazienza. Forse a un certo punto ci si abitua.
    Ciao

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