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torzelli

19 gennaio 2009

Ovvero indivia alla piastra secondo gli ebrei romani. La cucina ebraica sefardita, cioè delle popolazioni mediterranee, è molto interessante. Qui a Roma dobbiamo a loro tantissimi nostri piatti tradizionali, a cominciare dai filetti di baccalà e i fritti; tra le altre cose anche tutto quello che è cucinato con l’indivia. Nell’ordine  gli aliciotti con l’indivia, la minestra di riso e indivia, e i torzelli. Non credo che siano molto conosciuti, motivo per  cui ve li presento, e poi sono nel mio stile, spartani e molto saporiti. Quando le persone li assaggiano non riescono a credere che quello che sentono sia solo il sapore dell’indivia con l’unica aggiunta di olio, sale e pepe.

Il sapore che fa chiedere che ci hai messo è in realtà dovuto alla tecnica di cottura. Ed è, ancora una volta, il risultato della reazione di Maillard. Si prendono dei cespi di indivia, detta anche riccia, si puliscono per bene, si tagliano a metà e si sciacquano. Si sbollentano quello che basta a far perdere volume e si adagiano ben scolati su una padella antiaderente arroventata con poco olio finchè non prendono la tipica coloritura ‘bruscata’. Si girano e si ripete l’operazione. Vanno serviti tiepidi con un giro d’olio, sale e pepe.

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5 commenti leave one →
  1. irenekitchen permalink
    20 gennaio 2009 8:11 am

    Ma questi torzelli, spartani e saporiti hanno l’aria fantastica!!!!!

    GRAZIE per aver illustrato la reazione di Maillard…. chissà in cosa cosistevano i suoi esperimenti in laboratorio?….

    Irene
    http://cucinasenzasenza.wordpress.com

  2. 20 gennaio 2009 9:38 am

    Ciao Mara, come al solito le cose semplici sono le migliori (anche la scarola “ripiena” con solo un’acciuga, 4 o 5 olive e qualche cappero non è niente male ;-) Per quanto riguarda i filetti di baccalà fritti gli ho appena dedicato un post fotografico :-D)

  3. 21 gennaio 2009 1:44 am

    L’unica al mondo che riesce a pubblicare una ricetta allettante che mi è anche possibile mangiare, in queste buie settimane di dieta.
    Grazie! Un raggio di luce nel mare di broccoli in cui sto affogando.
    (questa da noi su al nord si chiama scarola).

  4. 21 gennaio 2009 1:38 pm

    @Esmè
    Sono commossa!
    ma non dirmi che vai solo a broccoli, non è che sono poche le verdure, d’inverno.

  5. 21 gennaio 2009 8:15 pm

    No, solo a broccoli no, ma dopo tot giorni le limitazioni cominciano a pesare, le ripetizioni sono in agguato e l’immaginazione scarseggia. Anche perché non posso usare neanche un terzo degli ingredienti che normalmente uso per cucinare. Anzi, facciamo un quarto. Anche tra le verdure, ho un sacco di proibizioni assolute e di razionamenti da carestia.
    Venerdì mercato, e quindi torzelli. Qualcosa da aspettare per superare ancora due giorni!

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