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il fattore T

19 ottobre 2007

Ce l’hanno rubato, il tempo non è più nostro. Ci hanno chiuso in un cerchio da cui sembra non esserci uscita. La nostra vita di cittadini-consumatori – ahimè triste aggiunta – trascorre tra il lavoro e il consumo: lavorare per consumare e consumare per lavorare. Quando si dovrebbe semplicemente lavorare per vivere, nel rispetto di noi stessi e dei nostri bisogni.

Le attività legate al cibo, considerata la sua natura primaria, possono aprire un varco, permettono una resistenza. Cucinare e rifiutare il cibo industriale, scegliere alimenti puliti, condividere i pasti, sono gesti improntati alla sobrietà e al recupero di valori essenziali  che escludono il superfluo. Costruiscono la salute e l’affettività dei nostri figli. Contribuiscono al rispetto per l’ambiente. Sono importanti. E sempre hanno alle spalle la volontà di riprenderci almeno una parte del tempo che ci è stato tolto. Non è una scelta ovvia e spesso neanche facile perchè è necessaria una forte motivazione di tipo etico e una grande consapevolezza.

Quando parlo di fattore T,  parlo di tutto questo.

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5 commenti leave one →
  1. 20 ottobre 2007 10:32 am

    cara Mara,lo stesso amore che metti in cucina o nel fare il pane lo metti anche in quello che scrivi, e la tua capacità di scrivere bene è veramente notevole, e io ti ammiro per questo.
    In questi ultimi tempi per realizzare qualcosa a cui tenevo molto ho dovuto sacrificare molto tempo al lavoro, ma spero presto di ritrovare dello spazio da dedicare a me stesso e ai miei cari, magari incominciando proprio dalle attività legate al cibo, anzi ti dirò che sto già progettando qualcosa al riguardo, partendo dai tuoi consigli.
    Grazie!

  2. maruzzella permalink
    20 ottobre 2007 7:47 pm

    @Vittorio
    Grazie a te.
    Un abbrraccio

  3. 22 ottobre 2007 8:19 pm

    Mara,
    parole santissime… ci si prova anche quando si fanno dei lavori “normali” a riprendersi il proprio tempo… Purtroppo, oltre alla consapevolezza e alle motivazioni, spesso serve anche la tranquillità economica e il poter dire NO a lavori pagati male, il poter fronteggiare costi abitativi che in una città come Roma sono diventati insostenibili, ecc. ecc.
    Non voglio farla lunga, ma di questi tempi purtroppo le motivazioni etiche non sempre bastano, e lo dico senza polemica, anzi con grande dispiacere… Comunque trovo le tue parole belle e incoraggianti, grazie!

  4. maruzzella permalink
    22 ottobre 2007 9:43 pm

    @Ste
    Hai ragione. L’elemento economico è un ostacolo che a volte sembra insuperabile. Tuttavia è proprio in questi casi che il cerchio si chiude completamente perchè ti fanno sentire senza alternative. Ma così ti dichiari sconfitta. L’eden salvifico non esiste per nessuno, e anche nei casi migliori bisogna fare dei compromessi. Nei casi peggiori non resta che difendere quello spazio nella nostra mente dove le radici del fattore T sono inestirpabili, facendo quel che si può per resitere. Noi siamo qui che scriviamo sui blog, no?
    Ti abbraccio

  5. 25 ottobre 2007 1:16 pm

    Purtroppo quando si esce ad una certa ora dal lavoro sei quasi costretto a buttarti nei supermercati per fare spesa, trovando più prodotti in un posto solo E NON SPRECANDO TEMPO :-( E così ti butti volontariamente nel vortice, nel cerchio soffocante.
    Che belle le passeggiate che spesso ci facciamo con Claudia (anche se le abbiamo interrotte ad inizio estate… ma riprenderemo prestissimo, promesso) a Campo de Fiori il sabato mattina: girare per il mercato, il forno, il macellaio toscano o in norcino famoso ti fanno sentire bene….. E FUORI DAL TEMPO

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